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Archive for the ‘Scrivere un racconto’ Category

Flannery O’Connor: scrivere racconti

«Per lo scrittore di narrativa, tutto tro­va verifica nell’occhio, organo che, alla fin fine, riassume l’intera personalità, e quanto più mondo riesca a contenere. Riassume il giudizio. Il giudizio è una cosa che ha origine nell’atto della visione, e quando non parte da quella, o ne è scisso, allora nella mente esiste una confusione che si tra­sferirà al racconto.

 La narrativa opera tramite i sensi, e uno dei motivi per cui, secondo me, scrivere racconti risulta così arduo è che si tende a dimenticare quanto tempo e pazienza ci vogliano per convincere tramite i sensi. Se non gli viene dato modo di vivere la storia, di toccarla con mano, il lettore non crederà a niente di quello che il narratore si limita a riferirgli. La ca­ratteristica principale, e più evidente, della narrativa è quel­la di affrontare la realtà tramite ciò che si può vedere, sentire, odorare, gustare e toccare.

 

È questa una cosa che non si può imparare solo con la te­sta; va appresa come un’abitudine, come un modo abituale di guardare le cose. Lo scrittore di narrativa deve rendersi conto che non è possibile suscitare la compassione con la compassione, l’emozione con l’emozione, o i pensieri con i pensieri. A tutte queste cose bisogna dar corpo, creare un mondo dotato di peso e di spessore.

Ho notato che i racconti dei principianti sono solitamen­te infarciti di emozioni, ma di chi siano queste emozioni spesso è difficile determinare. Il dialogo procede sovente senza il sostegno di personaggi che sia dato vedere, mentre il pensiero fuoriesce incontenibile da ogni angolo del rac­conto. Ciò avviene perché il principiante è tutto preso dai suoi pensieri e dalle sue emozioni, anziché dall’azione drammatica, ed è troppo pigro o ampolloso per calarsi nel concreto, dove opera la narrativa.

 I narratori che non danno importanza a questi particolari concreti peccano di quella che Henry James definiva “spe­cificazione fiacca”. L’occhio scivola via sulle parole e l’at­tenzione si assopisce. Insegnava Ford Madox Ford che se si mette un personaggio in un racconto anche solo per il tempo necessario a vendere un giornale, non per questo devono mancare quei particolari che lo rendono visibile agli occhi del lettore.

Ho un amico che sta prendendo lezioni di recitazione, a New York, da una signora russa che ha fama di essere un’ot­tima insegnante. Mi scriveva questo amico che per tutto il primo mese non hanno pronunciato neanche una battuta, ma solo imparato a guardare. Imparare a guardare, infatti, è la base per l’apprendimento di qualsiasi arte, tranne la mu­sica. Molti dei narratori che conosco dipingono, non perché siano particolarmente dotati, ma perché dipingere li aiuta a scrivere. Li costringe a osservare le cose. Scrivere narrativa non è tanto questione di dire le cose, quanto piuttosto di mo­strarle».

Flannery  O’Connor, “Scrivere racconti”