Le Officine del Racconto: il corso del 3 marzo a Roma

Lo scorso 3 marzo si è tenuto a Roma, presso la Scuola di Città Giardino, “Orientarsi con le stelle”, un laboratorio di scrittura creativa dedicato al tema del desiderio in letteratura al quale hanno partecipato 18 persone.

La lezione è stata incentrata sulla costruzione della trama a partire dal concetto di desiderio come meccanismo di accensione di una storia e momento di avvio della costruzione del personaggio e della trama. Sono stati presi in considerazione alcuni romanzi nei quali, più fortemente che in altri, sono presenti tali elementi: “Moby Dick” di Hermann Melville, “Lolita” di Vladimir Nabokov, “L’idiota” di Fëdor Dostoevskij, “Anna Karenina” di Lev Tolstoj e “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald.

A questo link è possibile consultare la presentazione della lezione del 3 marzo: Orientarsi con le stelle

Le Officine del Racconto avranno a Roma una scadenza mensile e si occuperanno dei seguenti temi:

  • Aprile: il romanzo psicologico e la camera dei segreti
  • Maggio:  l’arte del racconto
  • Giugno: scrivere le ambientazioni
  • Settembre: come si scrive un giallo
  • Ottobre: scrivere il personaggio e il viaggio dell’eroe
  • Novembre: l’arte della poesia
  • Dicembre: scrivere un film e gli strumenti dello sceneggiatore

Sono previsti, tra l’altro, per tutto il 2012 numerosi seminari gratuiti e convegni in tutta Italia che verranno comunicati a tempo debito.

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Categorie:Scrittura creativa

Diari di scrittura: Elio Vittorini

marzo 17, 2012 1 commento

Elio Vittorini, scrittore ed intellettuale italiano tra i più influenti del Novecento, ci ha lasciato nella sua autobiografia “Diario in pubblico”, scritto tra l’ottobre del 1929 e il maggio del 1957, saggi e frammenti di uno straordinario romanzo di idee e di militanza culturale. Tra questi, abbiamo voluto isolare un estratto nel quale descrive un ricordo di suo padre.

«Io penso che sia molta umiltà essere scrittore. Lo vedo come fu in mio padre, ch’era maniscalco e scriveva tragedie, e non considerava il suo scrivere tragedie di più del suo ferrare cavalli. Anzi, quando era a ferrare cavalli, mai accettava che gli dicessero: “Non così, ma così. Tu hai sbagliato”. Guardava coi suoi occhi azzurri, e sorrideva o rideva; scuoteva il capo. Ma quando scriveva dava ragione ad ognuno per qualunque cosa.

Ascoltava quello che chiunque gli diceva, e non scuoteva il capo, dava ragione. Era molto umile nel suo scrivere; diceva di prenderlo da tutti; e cercava, per amore del suo scrivere, di essere umile in ogni cosa: prendere da tutti in ogni cosa.

Mia nonna rideva di quello che lui scriveva. “Che sciocchezze!” diceva. E mia madre lo stesso. Rideva di lui per quello che scriveva. Solo io e i miei fratelli non ridevamo. Io lo vedevo che arrossiva; come chinava umilmente il capo; e così imparavo. Una volta, per imparare, scappai di casa con lui. Ogni tanto mio padre faceva questo: scappava di casa a scrivere nelle solitudini. Io lo seguii una volta: camminammo otto giorni nelle campagne di capperi, tra i fiori bianchi delle solitudini, e ci fermavamo sotto un sasso per un po’ d’ombra, lui con gli occhi azzurri che scriveva, io che imparavo, e al ritorno mia madre mi bastonò per me e per lui.

Mio padre, allora, mi domandò perdono per le busse avute a causa sua. Ricordo come fu, io non gli risposi. Potevo dirgli che lo perdonavo? E lui mi disse con terribile voce: “Rispondi! Mi perdoni?”. Pareva lo spettro del padre di Amleto quando vuole vendetta. Non che volesse perdono. Ma io ho imparato, in tal modo, quello che è scrivere (…)».

Elio Vittorini

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